VIVERE OGGI significa essere consapevoli che ognuno di noi è parte di un tutto.

La visione sistemica della vita ci dice che la realtà è un'interrelazione e interdipendenza di tutti i fenomeni fisici, biologici,psicologici, sociali e culturali. Ed è in questa visione che si inserisce la Gestalt, che aveva visto già da tempo, come il tutto è non solo costituito dalle sue parti, ma che addirittura lo trascende verso qualcosa che può essere, più della somma stessa delle sue parti, mutuando ciò dalla teoria del campo di Lewin.

La gestalt è infatti una terapia integrata, che si avvale di idee che vengono da varie tradizioni psicologiche, psicoterapeutiche, filosofiche, orientali e spirituali. 

Mentre la sua radice psicologica è la psicologia della Gestalt, quella filosofica è quella fenomenologico-­esistenziale, la radice orientale è quella mutuata dalla meditazione vipassana, della tradizione buddista theravada.

Influssi da altre tradizione psicoterapeutiche sono quelli provenienti dalla scuola reichiana, e da quella junghiana.

Per quel che riguarda la radice della psicologia della gestalt, essa ebbe a dire per la prima volta nel '900 che l'atto percettivo non è singolo e unitario, ma una configurazione dinamica organizzata dal soggetto stesso.

Quindi non più una percezione come dato oggettivo, ma atto soggettivo dotato di senso. 

Gestalt è per l'appunto una parola tedesca che significa “Forma” e, nella sua accezione sia psicologica che psicoterapeutica diviene “Forma dotata di senso organico”. 

Ossia noi vediamo e percepiamo solo quello che è significativo per noi, e quindi per il nostro organismo, in uno spazio e in un tempo determinato, per poi trasformarsi continuamente e successivamente in relazione all'ambiente e in funzione di quelli che sono i nostri bisogni nel corso della nostra intera esistenza, ( ciclo del contatto o della consapevolezza).

La gestalt fondandosi essenzialmente sul principio di auto­regolazione organismica sottolinea con questo, la plasticità e la flessibilità dei sistemi viventi, il cui funzionamento è sostenuto da relazioni dinamiche, piuttosto che da strutture meccaniche rigide. 

L'ammalarsi e il guarire in questa ottica fanno parte entrambi del tutto, che è rappresentato dall'autoregolazione organismica, ossia un organismo in relazione con il suo ambiente, in un reciproco adattamento creativo, quando questo fallisce ecco che compare il sintomo.

La persona è nel mondo e la visione che egli ne ha è data dall'esperienza che egli fa del mondo stesso, non esiste un unico modo di vedere, così come non esiste un unico modo di sentire.

 

 Quindi nella terapia gestalt l'attenzione verrà messa su quello che la persona porta in terapia, ossia la sua "Esperienza", e il lavoro consisterà nel far sì che il soggetto diventi sempre più consapevole del tipo di esperienza che sta vivendo e quanto questa, corrisponda o meno al suo  sentire e  alle sue intenzioni. 

In questo modo di procedere del lavoro gestalt, l'influenza della fenomenologia è essenziale per il  suo rimando alla singolarità dell'esperienza, che è data dal suo sentire e dalla sua intenzionalità.

Non esiste nessuna esperienza, che non abbia caratteristiche di estrema soggettività, dove l'ambiente grazie a ciò è un continuo rimando di significanti, piuttosto che di significati.

 Mentre le terapie che operano al livello dell'io tendono ad espandere il senso dell'identità di una persona integrando vari aspetti inconsci della persona, quelle che operano a livello esistenziale seguono un altro percorso, vanno ad integrare sempre più il corpo e la mente per restituire al soggetto l'unità originaria (olismo).

Gli approcci terapeutici di questo tipo quindi si avvalgono di tecniche vuoi psicologiche che fisiche. La terapia della gestalt è infatti una tecnica (e non solo) espressiva a mediazione corporea, dove la persona, ancor prima che paziente, viene messa nella condizione di esperire nel “Qui E Ora” dell'esperienza terapeutica il suo sentire e il suo volere, in accordo anche con quella che è l'energia del suo corpo.

 In un normale funzionamento organismico siamo come i bambini, che sanno quando arriva il tempo di smettere di giocare, se non subiscono le interferenze degli adulti. 

Essi sono guidati dalla saggezza organismica, che fa sì che, quando sono sazi  smettono di mangiare. Il cibo a quel punto passa nello sfondo, dopo essere stato figura nella percezione della fame e si crea lo spazio per una successiva esperienza.

la dinamica figura-sfondo, un principio e una fine, un'apertura e una chiusura. 

Lo stomaco è vuoto e chiede cibo, lo stomaco si riempie e si smette di mangiare. Inspiro ed espiro.

Tutto questo ha un suo ritmo e si va dai bisogni più basici ­fisiologici o carenziali come direbbe Maslow a quelli di carattere umanistico come stima, affetto, appartenenza e realizzazione, che rimandano ai  (bisogno accrescitivi).

 I sintomi quindi nell' ottica gestaltica altro non sono quindi, che esperienze che hanno perso il loro ritmo, che si sono bloccate o non concluse e che reclamano quindi nel tempo una loro chiusura. Da qui la nevrosi che per la gestalt è una "situazione non chiusa”.

Per la gestalt il principio base è che ogni individuo ha come somma aspirazione quella di integrare le proprie esperienze e attualizzando se stessi, poter  vivere in armonia con l'ambiente.

Il terapeuta stesso quindi lavorerà con il suo cliente nella direzione di questa integrazione, utilizzando la comunicazione sia verbale che corporea, vuoi intrapsichica ,che interpersonale. La relazione riveste un ruolo fondamentale nel processo analitico ed è a questo che si rimanda continuamente quando si chiede al paziente    “Che cosa senti”? 

Aumentare lo stato di consapevolezza della Persona significa aiutarlo a stare nelle esperienze fluide e dinamiche del suo organismo (corpo-mente). 

C'è nella terapia gestaltica una grande fiducia nel soggetto, nelle sue potenzialità e nelle sue possibilità, tanto che  non si interpretano gli accadimenti, ma si seguono nel loro divenire e quindi, il terapeuta diventa un accompagnatore, una guida in questo cammino, in questo processo; da qui si evince l'estrema democrazia della relazione. Io so, ma anche tu sai.

Non si va ad indagare sul perchè delle cose, ma piuttosto si sta in contatto con il "come"  delle cose, che sono poi i fenomeni.

Come mai quella persona vive quel disagio e cosa fa per perpetuarlo?

L'interrogarsi in questo modo permette al terapeuta  di essere in relazione profonda con la persona e con il suo presente vivo e reale. 

La modalità per eccellenza del lavoro gestalt è il lavoro individuale all'interno del gruppo con una sospensione da parte del terapeuta delle sue cornici concettuali di riferimento, per stare il più possibile nell'Esperienza del Vivere del Qui e Ora, con il soggetto e al tempo stesso con l'intero gruppo che non fa da cornice, ma semmai da sfondo a una figura pregnante che é via via  la persona che sta lavorando.

 

 

Nel nostro istituto vivono anche altri indirizzi in armonia con quello Gestalt, come quello sistemico-­relazionale che ebbe origini negli anni '50 negli USA con la scuola di Palo Alto che vede i suoi maggiori esperti in Watzlavich, Bateson, D.Jacksons e Jay Haley.

Con questo indirizzo si va a vedere la persona non solo nel suo mondo intrapsichico, ma anche, in quello interpersonale proprio come nella gestalt, le differenze fra queste due modalità terapeutiche si ravvedono nell'ambito del lavoro. Dove nella gestalt si lavora solo con il soggetto, nella sistemica si lavora con la famiglia o con i sistemi nel suo intero, per andare a identificare i processi di disfunzione, che operano in quel dato sistema, e che fanno della persona sofferente il cosiddetto “paziente designato”. 

La famiglia, è il sistema di riferimento per eccellenza dell'esperienza emotiva di una persona, dal momento che essa si costituisce dall'interazione reciproca dei soggetti che la compongono. 

Quindi gli individui influenzano il sistema e il sistema a sua volta influenza gli individui, e qualsiasi cambiamento in una parte influenza le altre parti e il sistema allargato. Gli intrecci fra questi due approcci sono evidenti dal momento che qualunque intervento secondo quest'ottica va effettuato nel qui e ora, cambia il focus, dal momento che per la terapia sistemica è posto sulla modificazione delle regole del sistema, ossia un cambiamento delle modalità di comunicazione e d'Interazione fra i membri, modifica la disfunzione del sistema, e quindi di conseguenza dei suoi membri; mentre per la gestalt il cambiamento avviene nell'interno della psiche, grazie a una riarmonizzazione fra le varie polarità interne e la loro integrazione.

L'una e l'altra a mio avviso ( gestalt e sistemica), si integrano nella visione della totalità, l'uno e gli altri connessi irrimediabilmente in una rete che è rappresentata dal sistema vivente.

 L'istituto inoltre propone la formazione al counselling PER PSICOLOGI credendo e vedendo nel counselling, un intervento che va nella direzione del ben-­essere e del suo ulteriore sviluppo e mantenimento. Stare bene, richiede consapevolezza.

 L'indirizzo vuoi gestalt, che sistemico, si presta molto bene per questo tipo di esperienza che è “La pratica di aiuto”, dal momento che sin dall'inizio, la terapia della gestalt vede nella relazione ( terapeuta-paziente) un rapporto tra pari, dove il cliente ha la sua piena responsabilità nel processo di aiuto.

 Lo scopo del counselling a indirizzo gestalt fenomenologico, è quello dello sviluppo delle potenzialità dell'individuo per fare fronte alle normali difficoltà dell'esistenza e inoltre integrandosi con l'approccio sistemico, riconduce continuamente al tema della fiducia nelle risorse insite in ogni sistema vivente, e nella sue possibilità di cambiamento. 

Quest'ottica promuove un'empowerment tale che, le difficoltà che si incontrano nel cammino della nostra esistenza possono poi diventare delle normali fasi di riassestamento da vecchi a nuovi modelli più consoni alle contingenze del Presente.

Per la gestalt, nel processo e nel divenire del tempo, il passato è un tempo ricordato e il futuro è un tempo rappresentato, tutto questo rende il presente l'unico tempo vivo che richiede persone Vive che lo esperiscano.

DOTT.SSA MARIA GRAZIA CEPARANO

psicologa,psicoterapeuta,counsellor